Quei 15-20 minuti che precedono una conferenza.

Ore 15.00 del 20.09.2008. In questo istante sta iniziando la Conferenza di Giacomo Bruno durante l’attesissimo Evento del Club Autori Italiani.

Per questo vi parlo dei 15-20 minuti che precedono una conferenza. Senza soffermarmi sul discorso dell’importanza della regia, della bravura degli attori e della fortuna di ogni spettacolo, forse non tutti sanno che il segreto perchè esso sia tecnicamente perfetto, sta tutto nella mezz’ora che precede l’ingresso in scena degli attori.

In quegli istanti così intimi, ogni artista si prepara sia fisicamente che psicologicamente alla “entrata in scena”. Sono minuti in cui bisogna rilassarsi, scaldare la voce attraverso opportuni esercizi,e concentrare la mente non sulle parole del copione, ma sull’atmosfera e sulla magia che da lì in pochi minuti ognuno andrà a creare.

Proprio come per gli attori, anche a chi deve parlare ad una assemblea, consiglio sempre di dedicare 15-20 minuti prima dell’inizio del proprio intervento alla concentrazione e al rilassamento.
Cercate uno spazio o una stanza che sia isolata, priva di rumori che provengano dall’esterno. Passeggiate con molta calma, fate una respirazione diaframmatica senza avere fretta di espellere l’aria dai polmoni. Lasciate libera la vostra mente per un attimo, non pensate nè alle parole, nè agli argomenti che da lì a poco dovrete affrontare.

Sempre rimanendo in piedi e respirando, pensate a paesaggi o a bei ricordi…. rilassatevi!

Un bravo oratore, ha già fatto molte prove davanti allo specchio parlando a voce alta  alcuni giorni prima del suo intervento; proprio per questo motivo, nei minuti che precedono una conferenza, un oratore lascia che la propria mente si ricarichi e si prepari a dare il massimo con il minimo sforzo; lascia che le proprie corde vocali si rilassino e si riscaldino prima di dover affrontare la platea. (avete mai visto un finalista di 100 metri che non si riscalda prima della gara?)
I minuti che precedono una conferenza, proprio come quelli che precedono l’ingresso in scena degli attori sono FONDAMENTALI per la buona riuscita di un intervento che sia Interessante, esplicativo e sopratutto non noioso.
Cordiali saluti…
A Cura di Massimo Pigliacampo,
Autore de “I Segreti per Parlare in Pubblico”

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8 Commenti a “Quei 15-20 minuti che precedono una conferenza.”

  1. Francesco Lo Monaco

    Un saluto a tutti voi che siete a Roma a questo primo importante incontro!

    Faccio un in bocca al lupo a tutti!

    Fateci sapere di cosa parlerete……credo che sia interessante per tutti!

    CUPIDO

  2. gian piero turletti

    Confermo di concordare con l’osservazione di Francesco e colgo l’occasione per rinnovare il mio saluto.

    X Massimo:
    vorrei chiederti quanto segue.
    Cosa ne pensi dell’indicazione agli attori, in particolare a quelli di teatro, ma anche agli artisti in genere , come i musicisti, di tenere lo sguardo non puntato direttamente sul pubblico, ma ad una distanza intermedia tra pavimento e pubblico?

    Grazie dell’attenzione

  3. gian piero turletti

    ..dimenticavo..ovviamente mi riferisco agli artisti ed agli attori, qunado guardano in direzione del pubblico, ad esempio durante gli applausi finali di una rappresentazione o di un concerto.

  4. Giancarlo Randone

    Sarà interessante sentire la risposta di Massimo -vero esperto- al tuo quesito, Gian Piero. Per quanto mi riguarda, avendo periodiche occasioni di parlare a un uditorio che spesso raggiunge e supera le duemila persone (nell’ambito di una mia attività in campo non lucrativo) trovo utile -per me e il mio uditorio- guardare brevemente i singoli componenti , come se in quell’istante parlassi proprio con ciascuno di loro. Questo mi assicura un contatto visivo, che è anche segno di interesse personale, e spesso ho poi modo di raccogliere osservazioni favorevoli ala fine dell’intervento.
    Concordo pienamente sulla indispensabilità della respirazione e del rilssamento, fattori dei quali Massimo tratta con naturalezza per via della sua specializzazione.
    Un caro saluto ad entrambi. Mi farà piacere leggere i vostri pensieri al riguardo. Giancarlo

  5. Alberto Lori

    Tutto vero. Tutto questo succede nei quindici venti minuti che precedono la prestazione in voce. Rilassamento, esercizi vocali, esercizi fisici per riscaldare la laringe, grandi bevute d’acqua per ammorbidire le mucose e le corde vocali. Tuttavia, specie in chi deve intavolare una conferenza, suggerisco, proprio come dice Massimo, di impadronirsi dell’atmosfera e dell’ambiente. Sarebbe il caso di fare in modo di entrare nella sala conferenze prima del pubblico per inalare l’atmosfera della csala, l’ambiente, le sedie vuote, il palco da dove si parlerà. E non sarebbe pure male nei minuti che precedeno la conferenza chiacchierare con i destinatari del vostro discorso per capire chi sono e che cosa si aspettano da. voi. In seguito sarà poi facile adattare il vostro discorso sulle esigenze di ciascuno in modo che poi ciascuno possa pensare che le parole che pronuncerete, la sostanza del parlato è stata ritagliata a misura per lui. Quele pensate che possa essere il feedback? Successo pieno, naturalmente. Ciao a tutti. Alberto

  6. Alberto Lori

    Dimenticavo… il questito di Gian piero. Sono convinto che si debba sempre guardare il pubblico. E’ uno dei modi più diretti per creare rapport. Sia che tu debba ricevere gli applausi dopo una performance, sia che tu debba parlare davanti a quattro gatti o a una folla oceanica, è buona regola guardare il pubblico. Naturalmente non puoi guardare gli spettatori unmo ad uno negli occhi. In questo caso dividi la platea in settori. Guardi prima a destra, poi al centro, poi a sinistra o viceversa. Stai pur certo che ciascun appartenente a quel settore si sentirà guardato e il feedback non potrà essere migliore. Ciao. Alberto

  7. Massimo Pigliacampo

    Caro Gian piero e cari commentatori del mio intervento,
    La risposta al vostro quesito riguardo a chi e dove guardare durante un intervento ve l’ha data il grande Alberto Lori.
    E’ vero che qualche scuola di pensiero recitativa consiglia di guardare verso “punti morti” cioè non direttamente in faccia il vostro pubblico, però ricordiamoci sempre che chi ci viene ad ascoltare, lo fà perchè ci ha dato fiducia, perchè si fida di noi e sopratutto vuole “qualcosa” in cambio.
    Per chi segue i miei interventi e ha letto il mio e-book, sa benissimo che quel “qualcosa” di cui parlo sono le emozioni!
    Proprio per questo motivo, ai miei corsi io consiglio sempre di cercare di guardare più persone possibili e di non dimenticarsi certe zone della platea.Rispettiamo chi viene ad ascoltare ciò che abbiamo da insegnare, rendiamolo partecipe dei nostri discorsi o pensieri.
    E’ anche vero che non bisogna fissare troppo chi abbiamo di fronte, sopratutto se è sempre la stessa persona! Capita spesso che delle persone che parlano in pubblico un pò per timore, un pò per inesperienza, fissano per interminabili secondi sempre gli stessi soggetti alle prime file.
    Risultato: Brusio nelle “retrovie” e chi è stato coinvolto in questo pseudo gioco di sguardi non ricorderà nulla su ciò che abbiamo detto.
    Spero di essere stato esaustivo

  8. gian piero turletti

    Saluto calorosamente tutti gli intervenuti e li ringrazio per le loro cortesi opinioni.

    Giancarlo, il mio pensiero al riguardo è che, ferma rimanendo la validità della preparazione precedente ad un incotro, personalmente mi trovo più a mio agio con l’indicazione proveniente da talune scuole recitative, che consigliano i “punti morti”.

    Minor impatto emotivo, miglior resa personale, almeno per quanto mi riguarda.
    Del resto, ho visto che anche famosi artisti itilizano questa tecnica, tra i quali vorrei ricordare il brillante maestro Vianelli, uno dei “contitolari” del mastodontico organo del Duomo di Milano.

    Ancora grazie a tutti ed i miei migliori saluti ed auguri.

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