Consulente con mandato d’agenzia o freelance?
Mi è stato chiesto tramite blog se è meglio una consulenza freelance oppure da qualcuno con mandato d’agenzia. Voglio subito mettere in chiaro che non esiste un consulente migliore dell’altro ma in entrambi i casi vi sono pro e contro.
Per primo vediamo il caso del consulente con mandato d’agenzia. Bisogna sapere che ogni compagnia assicuratrice e/o bancaria affida i suoi migliori prodotti ai propri agenti mentre quelli di secondo piano vengono dati ai circuiti esterni. Alcune addirittura danno l´esclusiva dei propri prodotti solo ai propri agenti. Questo tuttavia non accade sempre ma ci sono agenzie che avendo nelle proprie file pochi consulenti devono per forza affidare agli esterni tutti i prodotti in carniere.
Se mettiamo a disposizione di un promotore i prodotti sia di prima scelta che di seconda sarà ovvio che con i primi riuscirà a fornire performance migliori. Quindi si potrebbe dedurre che affidarsi al “monomandatario” dia per forza risultati migliori.
Nel caso del freelance, il consulente può scegliere fra centinaia di prodotti di marche differenti e, alla fine, può superare il problema del prodotto “super” grazie alla ampia scelta di prodotti finanziari a disposizione combinata con la minore restrittività operativa.
Inoltre bisogna sapere che i consulenti con mandato d’agenzia pur essendo professionisti iscritti agli stessi albi dei freelence (e che quindi hanno superato i medesimi esami e prove), spesso sono più affini a dei “piazzisti” che non a dei consulenti in quanto hanno più dimistichezza nel vendere che non nel consigliare in modo opportuno.
Ovviamente questo non vuole essere una generalizzazione ma vi ricordo che tradizionalmente le aziende retribuiscono i propri consulenti in modo provvigionale alla stipula del contratto ed è pertanto più facile che sopravviva alla lunga il bravo piazzista (che possiamo metaforicamente considerare come un motore turbo a benzina) rispetto ad un consulente puro che potrebbe mancare di carisma o nella capacità di “stringere” il cliente (in questo caso possiamo paragonare il consulente puro ad un motore turbo diesel vecchio stampo in quanto acquisisce i suoi clienti alla lunga e senza exploit di contratti nell’immediato).
Tendenzialmente diventano freelance i consulenti “puri” che si rispecchiano nella gestione a lungo termine del cliente (il nostro turbo diesel del paragone precedente).
In buona sostanza possiamo affermare che:
1) Se trovi un consulente bravo nella consulenza e che lavori per un agenzia assicurativa quotata è probabile che quest’ultimo ti darà alla lunga i risultati migliori. Di contro se ti affidi ad un agente non all’altezza potresti ritrovarti con una consulenza errata e conseguentemente guadagnare poco o peggio rimetterci.
2) Se vai da un libero professionista potresti avere quasi certamente a disposizione un consulente bravo ma che potrebbe dover utilizzare prodotti non di primo piano ed avere performance sotto dimensionate rispetto alle potenzialità che lui stesso avrebbe potuto ottenere con prodotti di prima scelta. Alcuni riescono ad ottenere performance considerevoli ma utilizzando spesso e volentieri prodotti con un rischio più elevato (senza ad esempio le coperture assicurative) con le ovvie conseguenze del caso.
3) Esiste anche la terza via, quella del promotore che simula la libera professione ma che in realtà ha solo a disposizioni diversi mandati di agenzie che non vogliono l’esclusiva. In questo caso si ritorna al punto 1.
Dovete trarre un vostro giudizio ricordando le considerazioni fatte sin qui ed all’opinione personale che vi fate quando parlate con i vari consulenti: in realtà non c’è una vera e propria possibilità di sapere a priori quale sarà il consulente migliore.
Esiste tuttavia un’altra possibilità che poi è uno dei motivi per i quali ho scritto il mio libro: farsi la consulenza da soli. In seguito cercate il prodotto adatto leggendo i prospetti informativi (che troverete facilmente in rete dalle varie agenzie) e, solo successivamente, andare dal consulente relativo al prodotto che più vi interessa. A quel punto con maggiori ragguagli potrete eventualmente stipulare il contratto consci di ciò che fate e di come funziona realmente il vostro “piano di battaglia”.
N.B: Visto che sto per trasferirmi a Londra potrei non rispondervi immediatamente sul blog o scrivere altri articolo per qualche tempo. Tuttavia scrivetemi se avete domande (chiaramente non a carattere urgente) in quanto vi risponderò più in là o direttamente o tramite articolo se sarà il caso.
Buoni guadagni a tutti!
A Cura di Patrizio Messina,
Autore di “Autoconsulenza Finanaziaria”
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Settembre 12th alle 10:50 am
Innanzi tutto, un augurio ed un saluto.
Quanto affermi nell’artico (purtroppo), è assolutamente vero.
Spesso non ci si può molto fidare del cosiddetto consulente, in campo assicurativo e finanziario, e questo per diversi motivi.
In tal senso, faccio riferimento alle mie personali esperienze.
Essendomi interessato alla borsa, alla finanza ed ai prodotti assicurativi da molti anni, devo dire che ho sempre notato un’insufficiente preparazione, tanto dell’assicuratore, quanto del promotore o agente finanziario.
Anche per interesse personale, decisi quindi di divenire un esperto in proprio, ma io questa figura la chiamerei analista, proprio per distinguerla da tutti gli altri.
Un analista è colui che svolge analisi personali e si fa una propria visione dei mercati.
Cosa succede, invece, in ambito finanziario?
Un agente tende a vendere il prodotto, in primo luogo, che gli interessa di più, cioè quello su cui realizza le maggiori provvigioni.
E questo, purtroppo, si realizza anche con il cosiddeto broker.
Quest’ultio, essendo un multi mandatario, dovrebbe consigliare il cliente nell’interesse di quest’ultimo, quindi consigliargli il prodotto migliore per le sue esigenze, ma questo non si verifica quasi mai.
Si verifica, invece, che per una certa tipologia di prodotto, si ha già in mente di “piazzare” quello della società X, e per un’altra tipologia quello della societàY, non in relazione all’interesse ed al vantaggio che la clientela ne possa trarre, ma sostanzialmente in base al proprio maggior guadagno.
Teoricamente, infatti, il plurimandato a questo doveva servire, cioè il broker doveva, tra più prodotti sul mercato, analizzare il migliore…invece……
Questo, per la verità, non solo in ambito finanziario, ma anche assicurativo.
Da quanto precede emerge una problematica, che molti clienti sentono sulle proprie spalle, cioè un evidente conflitto d’interessi tra esigenze del cliente ed interesse della rete distributiva.
Ma le “magagne” non finiscono qui.
Il guaio è, tra l’altro, anche l’insufficiente preparazione di molti cosiddetti professionisti.
E di seguito indico solo alcuni esempi delle tante situazioni che si possono verificare.
Intanto, partendo dal settore assicurativo, devo dire che ritengo assolutamente insufficiente la preparazione, giuridica, contrattuale e commerciale, che ricevono molti agenti e subagenti.
A parte il fatto che , se non ricordo male, ancora l’attuale normativa prevede l’obbligo di superare un esame solo per gli agenti assicurativi, non per subagenti o puri commerciali, mi è già capitato diverse volte (non faccio, evidentemente, nomi) di aver a che fare con titolari di agenzie assicurative, che neppure conoscono bene il prodotto, dagli stessi commercializzato.
Uno gli chiede (non il sottoscritto, che è anche giurista) il significato di una certq clausolo, e loro….chiederaano lumi all società…..
Un ulteriore problema si aggiunge in campo finanziario.
E’ del tutto evidente che, a prescindere dalle società da cui si è ricevuto il mandato, l’interesse del promotore, o agente, o commerciale è sempre quello di vendere, e se si vende una precisa tipologia di prodotti, sopratutto fondi d’investimento, sempre l’interesse sarà quello di vendere questi ultimi, ma…..
Se le borse scendono?
Se gli analisti della società sbagliano…..?
L’interesse sarà sempre e solo quello di vendere un fondo, il che equivale, per l’investitore, ad assumere una posizione lunga, cioà in acquisto, su indici e titoli.
E questo succedeva anche nella primavera del 2.000, quando promotori e….dintorni consigliavano di acquistare fondi investiti, tra l’altro, principalmente sul Nasdaq.
Chi segue le vicende finanziarie, sa cosa voglio dire.
Ancora una volta, quindi, o per impreparazione (tra l’alro, quanti sono gli incontri annuali tra analisti e promotori?….) o per conflitto d’interesse, è facile che ci rimetta sempre il cliete.
La mia proposta: ben venga una maggior consapevolezza e, per quanto possibile, autosufficienza in ambito finanziario ( e l’Italia, da questo punto di vista, certo non brilla), ma sopratutto (visto che non tutti siamo in grado di diventare analisti finanziari) ben venga la figura di un consulente vero.
Quest’ultimo (secondo me, bisognerebbe farne un disegno di legge) non potrebbe ricevere mandato da alcuno e dovrebbe essere pagato esclusivamente dal cliente per essere consigliato.
Solo con questo completo venir meno di conflitti d’interesse si potrebbe realizzare una vera consulenza finanziaria, basata non sul quanto si guadagna, provviginalmente, da questa o da quella società, ma su un’analisi indipendente dei mercati e delle occasioni d’investimento.
Tra l’altro, anche solo la preparazione di un analista è decisamente superiore a quella di un promotore.
Non ho mai conosciuto, tra l’altro, un promotore che sapesse rispondere alla seguente domanda: ” secondo Lei, dal punto di vista dell’analisi fondamentale, è preferibile questo titolo o quest’altro?”.
Ancora auguri, anche per il tuo trasferimento a Londra, ed un saluto.