Come valutare la ristrutturazione di un rustico

Marzo 13th, 2010

Daniele Zagami Ristrutturare un rustico è un’operazione immobiliare che spesso trascende l’imprenditorialità. Si tratta in effetti di una vera e propria passione, per certi versi anche di una moda.

Per molte persone rappresenta la realizzazione di un sogno che attendeva nel cassetto da molti anni, la concretizzazione del desiderio di vivere in un luogo tranquillo e bucolico, lontano dal frenetico mondo moderno, in un’abitazione che conserva una matrice contadina riorganizzata e ristrutturata per fornire un elevato comfort abitativo.

Io stesso, in passato, mi sono dilettato in questo lavoro-passione traendo molta soddisfazione da tale attività e immagazzinando un notevole bagaglio di conoscenze necessarie a svolgerla, tanto che mi sono ripromesso di scrivere un manuale dedicato non appena ne avessi trovato il tempo.

E’ ben tener presente che si tratta di una ristrutturazione in genere abbastanza complessa e costosa, e che conviene valutare in anticipo con molta ponderazione per evitare che l’entusiasmo, indubbio, porti a sottovalutare l’impegno finanziario necessario.

E’ fondamentale, al fine di non immagazzinare il proprio denaro in un immobile che nel futuro risulti difficilmente rivendibile, valutare diversi fattori:

· La grandezza: la misura deve essere quella necessaria a sviluppare un’abitazione di dimensioni medio grandi. Evitate di innamorarvi di rustici-stanza, si riveleranno scomodi ed inutili, ma scartate anche quelli troppo grandi, utili solo a chi ha intenzione di svolgere l’attività alberghiera. Non ipotizzate nemmeno la realizzazione di un rustico-bifamiliare, non soddisferà l’esigenza di riservatezza propria di questo genere di abitazioni.

· La tipicità: è importante che un rustico presenti uno stile omogeneo al luogo dove si trova, o che sia modificabile secondo questo principio, per esempio quando si tratta di un immobile dei primi ‘900, in genere privato dei tipici elementi architettonici. In Italia esistono moltissimi tipi di rustici che variano a seconda della provincia e del distretto di appartenenza, ed è bene conservare e riprendere questa tipicità. E’ possibile anche costruire un rustico inesistente, utilizzando materiale di recupero, l’importante è non mescolare luoghi e stili non pertinenti.

· La distanza e la raggiungibilità: certi rustici si trovano in aree servite da strade non sempre praticabili, oppure estremamente distanti dai servizi. L’idea può sembrare affascinante ma va tenuto presente che il loro valore è notevolmente deprezzato, salvo casi particolari come molte zone della Toscana.

· Lo stato della struttura: se la struttura del rustico è troppo deteriorata il costo sale moltissimo, tanto che risulterebbe più economico lo smontaggio dei componenti utili e l’abbattimento. Ma questa operazione è chiaramente vietata per gli immobili antichi, e quindi vi potreste trovare costretti dalla legge a dover ristrutturare una struttura non ristrutturabile, oppure ristrutturabile con sistemi complessi e costosissimi.

Infine, come già accennato prima, vi invito a valutare la possibilità di cercare un terreno edificabile in un luogo che vi aggrada, non lontano dai servizi, e costruire un edificio nuovo, con una struttura solida, perfettamente isolato termicamente, realizzato con materiali da recupero e con tutti gli elementi tipici dei rustici di quella zona: vi assicuro che è possibile e il risultato è molto buono.

Grazie

A cura di Daniele Zagami
Autore di Edificare Immobili

Come l’invidia può guastare i rapporti di amicizia

Marzo 12th, 2010

Marina Roveda Inutile negarlo: a tutti l’erba del vicino sembra sempre più bella, e molti di noi spesso desiderano ciò che non hanno. Ma chi si rode finisce quasi sempre col fare più danno a se stesso che all’oggetto del suo malanimo, condannandosi suo malgrado alla solitudine.

Il fatto è che quasi nessuno ammette volentieri di essere invidioso, perché se l’invidia era e rimane uno dei sentimenti più antichi e diffusi al mondo, ancora oggi continua ad essere oggetto di riprovazione sociale. Molti si sforzano di dissimularla mascherandola dietro strategie difensive, ma non sempre la recita viene bene.

D’altronde è risaputo che tanti rapporti d’amicizia finiscono perché uno dei due è invidioso dell’altro, e i motivi possono essere infiniti: aspetto fisico, qualità umane, capacità intellettive, storia personale, famiglie, denaro.

Un esempio è la famosa invidia matrimoniale fra coppie, un meccanismo che scatta nelle occasioni di confronto. Ci si può invidiare di tutto, dalla casa elegante e confortevole al tipo di vita sociale, dall’intesa coi rispettivi partner alle possibilità economiche per crescere i figli. E il livello di invidia matrimoniale cresce di pari passo col proprio grado di insoddisfazione.

Talvolta l’invidia può pervadere a tal punto la personalità di chi ne soffre da diventare una vera e propria forma di patologia del suo carattere, un tarlo bruciante che è sempre al lavoro, da cui purtroppo diventa complicato liberarsi.

Ecco allora che scattano le critiche nei confronti dell’invidiato, gli allontanamenti ingiustificati, l’indifferenza o la svalutazione dei suoi successi per farlo sentire scontento di sé; non mancano le manifestazioni di falsa umiltà per dimostrare la mancanza di interesse verso ciò che l’invidioso vorrebbe ma non riesce a ottenere, o gli episodi di depressione dopo aver preso coscienza che la distanza fra se stessi e l’invidiato è incolmabile.

Di solito chi è colpito così profondamente ed emotivamente dall’invidia ha un livello di autostima molto basso, dovuto allo scarso affetto e alla scarsa sicurezza ricevuti durante l’infanzia, che lo spinge a ritenersi sempre meno fortunato degli altri.

Ciò gli impedisce di fermarsi ad ascoltare ciò che l’invidia ha da dirgli, trasformandola in una piattaforma dalla quale spiccare nuovamente il volo, dunque in uno dei più potenti motori di autopromozione e rilancio.

Questo significa accettare l’idea che gli amici ottengono quello che vogliono non solo perché la sorte gli è stata favorevole, ma anche perché hanno lavorato sodo per raggiungere i loro obiettivi. Di conseguenza, sebbene ci siano delle eccezioni, i loro percorsi possono diventare un modello da seguire.

Basta tirare fuori un sano ottimismo e la propria forza interiore per trasformare l’invidia da negativa in positiva, da distruttiva in costruttiva, da maligna in benigna, che poi è la più bella, in quanto rilancia e spinge verso l’alto.

Il nostro amico meritava o no la promozione che noi tanto desideravamo? E se sì, per quali competenze che noi non avevamo? Il passo successivo potrebbe essere tentare di acquisire quello stesso livello di competenze, per poter puntare a propria volta ad un avanzamento. Se invece la promozione dell’amico risulta una vera ingiustizia, allora l’energia liberata dall’invidia può essere utilizzata per cominciare a cercarsi un altro datore di lavoro, sperando che sia più equo.

In altri casi, ci si potrebbe semplicemente rendere conto che l’amico invidiato ha realizzato obiettivi molto al di là delle nostre possibilità attuali. Quando accade ciò, il cammino da percorrere è lungo, ma può giovare ricordarsi che ogni lungo percorso è punteggiato da tappe intermedie, che possono diventare traguardi possibili.

E se invece balza all’occhio che proprio si sta inviando un amico che non potrà mai essere raggiunto?
L’estremo rimedio, in questa circostanza, è smettere di frequentare chi rappresenta per noi una continua e infruttuosa fonte di dolore… sia per il bene nostro che per il suo!
Siete d’accordo?

A cura di Marina Roveda
Autore di Le Regole dell’Amicizia

Come “vedere” opportunità immobiliari

Marzo 11th, 2010

Marcello Raso Immobili? “Immobili per Sempre”.

Per motivi di lavoro sono spesso su Roma e tempo permettendo, quando capita, incontro alcuni amici che abitano lì.

Così, una di queste sere, mentre si cenava da Agustarello in Trastevere, scherzando e ridendo, perché sapevo cosa avrei detto dopo, buttai il discorso sulle aste online, per sostenere che qualsiasi cosa si mette in vendita, diventa un business di successo, e crisi o no c’è sempre chi guadagna con gli immobili.

Chiaramente ne nacque un piccolo dibattito e ognuno diceva la sua, ma vedendo che insistevo su questo tipo di vendita, che secondo me è sempre più seguita, mi chiesero provocatoriamente e con dati alla mano, di dimostrarlo.

Allora chiesi loro se fossero interessati all’acquisto di un loculo o di una cappella nei più bei siti cimiteriali di Roma, perché in caso affermativo, dovevano mettersi in coda visto che le tombe erano andate a ruba una volta messe online. Anzi, a momenti i partecipanti si ammazzavano contrattando per ore ed ore pur di accaparrarsele!

E poiché le offerte al rilancio avevano superato ogni aspettativa, questa tipologia di vendita, nata a scopo esplorativo, sarebbe continuata per altri sei mesi.

La notizia li aveva talmente incuriositi che mi chiesero ogni minimo dettaglio, per cui raccontai ai miei sbalorditi amici che “quegli immobili” vengono concessi dal legittimo proprietario che è il Comune, e restano in concessione d’uso a chi ne fa richiesta, solo per 75 anni. Dopo questo periodo, se la concessione non viene più richiesta o rinnovata dagli eredi, i beni ritornano nella disponibilità del Comune.

Chi ne “usufruisce” deve però provvedere, a sue cure e spese, ad ogni genere di manutenzione. Poiché alcune cappelle site all’interno del Verano, del Flaminio e del Maccarese erano in pessime condizioni e in stato di abbandono, dopo aver cercato inutilmente i “proprietari”, la società Ama, che gestisce i servizi per conto della municipalità romana, ha deciso di mettere in vendita 34 “residenze storiche” delle quali 8 nel Verano o cimitero monumentale, 24 al Flaminio detto anche “Prima Porta” e 2 al Maccarese.

L’incasso in seguito alla vendita online è stato stratosferico tant’è che una cappella del Verano che partiva da una base d’asta di €151.000 è stata aggiudicata per ben 900.000€, un’altra più piccola ma non meno bella e decorativa, il cui prezzo base era di circa 120.000€, l’offerente se l’è aggiudicata per 250.000€, mentre una semplice edicola al Maccarese è stata aggiudicata per oltre 90.000€, ma c’erano anche “posti a terra” che partivano da 24.000€.

I miei amici erano veramente interdetti, si leggeva in faccia che stavano pensando: ma sono diventati tutti matti?

Ho continuato dicendo loro che alcuni di questi beni erano di notevole valore e pregio, perché costruiti da almeno tre generazioni di architetti ed urbanisti di eccellente livello. E inoltre, vuoi mettere cosa vuol dire stare vicino a Marcello Mastroianni, Eduardo De Filippo, De Sica, Manfredi, il grande poeta Trilussa, la scrittrice Sibilla Aleramo, Aldo Fabrizi o il celebre presentatore Corrado Mantoni? E tantissimi ancora sarebbero i personaggi illustri da citare che si trovano al Monumentale.

Comunque sia, il valore complessivo degli “immobili”, benché fosse stato stimato tra i 2.500.000 ed i 3.000.000 di euro ha reso il giorno dell’asta (l’8 febbraio di quest’anno) oltre il doppio di quanto previsto. L’incasso è stato di 6 milioni e 384 mila euro.

A questo punto, il mio amico Daniele ha concluso così su quest’asta, trascinandoci tutti nella risata: “A Marcè è proprio come dici, il mattone rende e non c’è crisi che tenga, siamo d’accordo, ma cavolo ne sai una più del diavolo: se anche sul “Mattone è per sempre” sei riuscito a vederci un business eheh…”

Spero di aver aggiornato e divertito anche voi e risposto a quei tanti che dicono di non riuscire a “vedere” opportunità immobiliari.
Mi raccomando, occhio alle Aste online e agli Immobili!

E come sempre, a “ Buon Imprenditore” poche parole!
Un Saluto e Vi Auguro di “Guadagnare in Immobili”

A cura di Marcello Luigi Raso
Autore di Guadagnare in Immobili, Enciclopedia degli Immobili

Come acquisire dalla case history di un intermediario un insegnamento per imprese, professionisti e privati

Marzo 10th, 2010

Gian Piero Turletti Qualche tempo fa, ho avuto occasione di occuparmi del caso di un intermediario, caso dal quale si possono trarre utili suggerimenti per imprese e professionisti, anche da un punto di vista personale.

Quest’intermediario si occupa di ricerca di linee di credito per le imprese, maturando delle provvigioni a fronte dei risultati ottenuti nei confronti delle imprese, ma, talora, anche nei confronti di enti finanziari con in quali abbia siglato una convenzione.

L’intermediario mi ha chiesto un consiglio su una questione, relativa al mancato riconoscimento, da parte di uno di questi enti, di talune provvigioni.

Nello specifico caso, era stato stipulato un contratto di factoring tra un suo cliente e una società finanziaria, che però non aveva riconosciuto quanto, secondo l’intermediario, gli sarebbe spettato.
Cos’era successo?

Detto molto semplicemente, e non dilungandomi in inutili tecnicismi, la società di factoring aveva sì stipulato con il suo cliente un contratto, ma questo contratto, per tutta una serie di ragioni, non rientrava nel cosiddetto domestic factoring, di cui si può parlare quando tutti i soggetti interessati hanno sede in Italia.

E, guarda caso, la convenzione tra la società di factoring e l’intermediario riconosceva a quest’ultimo delle provvigioni, ma limitatamente all’ipotesi di factoring cosiddetto domestico.

Feci notare questo all’intermediario, ma cos’era successo?

Molto semplicemente, l’intermediario, che aveva già in passato stipulato convenzioni con altre società di factoring, aveva erroneamente dato per scontato che tali atti fossero sempre uguali o analoghi.

Quale insegnamento si può trarre da tutto ciò?

Evidentemente che gli strumenti giuridici che servono a regolare i rapporti tra privati, ma anche tra imprese o tra professionisti, hanno un peso rilevante nella disciplina degli aspetti economici di tutti questi soggetti.

E’ quindi bene non dare mai nulla per scontato e analizzare attentamente diversi aspetti.

Se poi il contratto è troppo specialistico o complesso, può convenire la consulenza di un esperto.
Certo, si sostengono costi aggiuntivi, rispetto all’ipotesi di far tutto da soli, ma può senz’altro valerne la pena, soprattutto per evitare “brutte sorprese” successivamente alla stipulazione di atti e contratti.

E voi, cosa ne pensate?
Lasciatemi un commento sul blog, del quale vi ringrazio sin d’ora.

A cura di Gian Piero Turletti
Autore di Progetto Azienda

Come fare per avere più soldi in tasca

Marzo 9th, 2010

Manuel Frinconi Spesso si pensa che sia difficile o impossibile fare soldi. Ma non è cosi. La prova di quanto affermo è che da una ricerca effettuata, è emerso che l’85% dei ricchi del pianeta lo è di prima generazione.

Ma noi siamo persone normali, pertanto comuni. Non siamo dei geni, nè abbiamo predisposizioni o abilità fuori dal comune. Allora per noi non c’è possibilità alcuna di migliorare le nostre finanze?

L’ottima notizia è che anche noi abbiamo le nostre possibilità. Ovviamente in relazione al nostro status economico. Ma ne abbiamo, e diverse anche.

La prima forma di guadagno è l’attenzione al denaro.

Non significa non spendere, quanto piuttosto spendere in maniera intelligente. Mi spiego: ha senso pagare centinaia di euro una borsa di marca, sapendo che anche i più noti nomi, le fanno fabbricare ai cinesi in stabilimenti ubicati alle porte di alcune grandi città del Nord, pagandole ai medesimi 25 euro? Perché questa è la cifra che quelle borse costano alle grandi marche… è stato dimostrato dalla trasmissione “Report” lo scorso anno.

Oppure, pagare un paio di jeans 150 euro solo perché ha una targhetta attaccata, rispetto a uno stesso paio senza targhetta (che costa meno della metà). Eppure, il materiale (tessuto jeans) è identico!

Questi sono solo 2 esempi di come spesso si gettano soldi in articoli che non valgono neanche lontanamente il prezzo cui sono venduti. Eppure quei marchi stravendono.

Immagina di applicare questo ragionamento a gran parte dei prodotti di qualsiasi genere che acquisti. Vedrai che se acquisti prodotti “omologhi” risparmierai molto.
La prima forma di guadagno è il risparmio!

Inoltre, il mercato finanziario, a seguito delle ben note vicende, è a livelli davvero bassi. Non conviene forse, oggi, acquistare strumenti finanziari “a sconto”?
La gente solitamente compra quando il mercato è alto e vende quando le quotazioni sono basse. Forse sarebbe più saggio fare il contrario. Non è forse vero che quando ci sono i saldi le persone fanno file per acquistare?

Perché lo stesso ragionamento non lo si fa quando ci sono “i saldi” in borsa? Sembrano ragionamenti ovvi. Ma nessuno li fa. Come mai?

E’ una questione di forma mentis. George Soros, noto finanziere soleva dire: “solo i pesci morti seguono la corrente!” E, solitamente, le correnti sono piene di pesci morti che si lasciano trascinare dalle correnti.

Tu che tipo di pesce sei? O che pesce vuoi essere?

Se vuoi far sì che sia tu a gestire e governare l’andamento delle tue finanze, e non esserne ostaggio, allora questo mio ebook può darti un valido aiuto e più di qualche suggerimento, oltre che spunto di riflessione.

Perché il vero cambiamento delle cose avviene sempre e solo dopo che siamo cambiati noi.

Questo è lo scopo del mio libro: favorire quel cambiamento interno, a cui seguirà un cambiamento in positivo della tua situazione economica e finanziaria. In esso troverai anche indicazioni e suggerimenti su come impostare le basi per la tua nuova situazione finanziaria.

Cambiare è possibile. Basta volerlo e procedere determinati verso il proprio obiettivo.

A cura di Manuel Frinconi
Autore di Migliora le tue Finanze

Come fare per trovare la persona giusta

Marzo 8th, 2010

Stefania CarnevaliRaramente mi capita di guardare la televisione durante le ore pomeridiane, ma alcuni giorni fa, casualmente in casa, mi sono soffermata davanti a un ben noto programma dove i partecipanti, corteggiandosi l’un l’altro davanti a un pubblico alquanto concitato che fa pronostici e vaticina il decollo o il collasso di una storia che ancora deve nascere, cambiano idea sul reciproco interesse amoroso a ogni applauso o fischio del suddetto.

Non è sicuramente mia intenzione esprimere alcun giudizio sulla trasmissione in questione nè commentare sul fatto se si tratta o meno di una ingegnosa costruzione per ottenere l’audience, ma questo sprazzo televisivo mi ha fatto riflettere su alcune cose.

Avendo gestito per diversi anni un’agenzia matrimoniale non mi sono certamente stupita della ricerca di un partner attraverso una trasmissione televisiva, forse queste persone sono meno timide o più esibizioniste dei miei clienti, che si sentivano protetti dall’anonimato.

Il fatto è che, non solo in televisione e non solo nel “settore sentimenti”… mi sembra che ci si stia allontanando troppo dalla Natura, dall’istinto.

Ma perché oggi l’amore è così “ragionato”?
Perché c’è questa necessità di sondare, scandagliare, vivisezionare?

E’ vero che non siamo più uomini e donne (no, no… nessun riferimento) primitivi/e e quindi non ci si cerca più esclusivamente per garantire la continuità della specie ma la scelta pondera anche gusti, passioni, livello culturale ed economico.

Ma non è che questo eccessivo “valutare”, “soppesare” “misurare”  ci porta lontano da quello che ardentemente cerchiamo?

Più che la propria metà mi pare che si stia cercando un puzzle dove manca sempre il pezzetto che completa il quadro. Si vuole la perfezione.

Frasi come “non è la storia giusta”, “non è l’uomo della mia vita”, “non è la donna che cercavo”, vengono ripetute in continuazione, e sempre a sottolineare qualcosa che non c’è, “qualcosa che manca”, non si pone più attenzione a quello che si ha e si vive così nella perenne insoddisfazione, nella continua illusione.

E’ giusto iniziare la grande storia d’amore quando e solo quando si sono conosciuti virtù e difetti dell’altro? Quando si sono fatte tutte le domande e avute tutte le risposte?
Dopo questi quesiti mi sono chiesta se esisteva una soluzione.

La ricetta è la più semplice che ci sia, ossia ritornare alla propria Natura. Scegliere il partner con il cervello non è sufficiente.

Provate a ri-scoprire l’uso dei vostri sensi.

Nel mio ebook Piacersi per Piacere c’è un intero capitolo dedicato ad esercizi e test per riscoprire e potenziare i cinque sensi. Lasciatevi guidare dai sensi per capire se una cosa, una situazione o una persona può andare bene per voi oppure no.

Gusto, olfatto, tatto, udito e vista… imparate a fidarvi del loro linguaggio.
Se una persona “a naso” non vi piace, non serve sapere che ha tre lauree e fa snowboard.

Le parole possono essere artificiali
, si puo’ trattare e ritrattare, spesso confondono ma l’istinto, se riconosciuto e ascoltato non sbaglia mai.

A cura di Stefania Carnevali
Autore di Piacersi per Piacere