Come e quando ricominciare ad allenarsi dopo il parto?

Febbraio 8th, 2010

Mi ricordo che io dovetti attendere 15 giorni (tra l’altro pochi!) per ricominciare ad allenarmi dopo il parto semplicemente perché mia mamma era venuta a casa mia per le prime due settimane e, con una veduta un po’ antiquata, temeva potessi farmi del male o “sciupare il latte” riprendendo con gli esercizi. Così feci finta di non ricominciare l’allenamento e, appena se ne fu andata tornando nella sua città, ripresi a sua insaputa.

Circa sei settimane dopo il parto (grosso modo a quaranta giorni dalla nascita del bambino) farete un controllo dal ginecologo e, se tutto a posto, potrete iniziare a riprendere l’attività fisica.

Molto dipende dal genere di parto che avete fatto. In linea di massima è possibile ricominciare dopo tre settimane. Nel caso di un parto vaginale senza alcuna complicazione, come il mio, anche dopo due settimane. Per un cesareo, la buona norma è attendere che i punti siano rimarginati: almeno 4-6 settimane.

Perché è importante riprendere quanto prima lo sport dopo il parto? Vari studi (e forse l’esperienza nell’ascoltare un’amica appena diventata mamma) confermano che dopo il parto le donne si sentono più grasse e meno soddisfatte del peso e della linea. Preoccupazioni accantonate invece in gravidanza.

Il puerperio è una fase delicata. Siate consapevoli che il puerperio sarà un periodo particolare, durante il quale vi trovate in bilico tra la vecchia figura di donna e la nuova di madre psicologicamente ma anche, di fatto, fisicamente. Il fitness potrà aiutarvi molto per saperle conciliare al meglio.

Come allenarvi, quale intensità utilizzare e quali discipline scegliere, come trovare il tempo per la cura personale durante le primissime settimane con il bambino, qualche idea per riprendere la forma facendo attività all’aperto o in casa col piccolino, insieme a tante altre informazioni sul fitness mese dopo mese della gravidanza (ma non solo, anche prima e dopo) le potete trovare su “Mamme in Forma”.

A cura di Rossella Pruneti

Autrice di “Mamme in Forma”

Come scegliere tra costruire o ristrutturare?

Febbraio 6th, 2010

È un dubbio che può dar da pensare sia all’immobiliarista in cerca del suo prossimo lavoro che al privato che ha ricevuto un vecchio immobile in eredità, o che nel cercare casa ne trova una perfetta nelle dimensioni e nella posizione, ma che necessita un intervento radicale.

Chiedere consiglio alle persone più vicine non serve praticamente a nulla anzi non può che essere deviante rispetto alla verità dei fatti, perché la scarsa formazione, l’interesse e l’emotività sono degli elementi che senza dubbio prevaricano la realtà. In che senso?

Ad esempio il coniuge potrebbe essere stato affascinato dallo stile del vecchio immobile e per questo senza nessuna cognizione di causa ipotizzare che il restauro non sia poi così dispendioso. L’agente immobiliare potrebbe invece sconsigliarcelo solo perché si riserva di dirottarci su di un altro immobile. L’ impresario di fiducia non può che vederci un anno di lavoro garantito, pagato ad ore e difficilmente controllabile.

E’ necessario acquisire quei parametri che ci permettono di valutare in modo indipendente questa difficile scelta che caratterizzerà pesantemente la nostra vita.

In Edificare Immobili, potrete leggere i metodi per valutare in anticipo la convenienza a svolgere uno specifico business o intervento immobiliare e la formazione necessaria a districarsi tra indice di edificabilità, metri cubi edificabili, altezza massima, sagoma, e posto.

Ogni singola costruzione e ogni singola ristrutturazione vanno valutate in modo specifico, considerando tutti i parametri che la riguardano e analizzando i risultati dei calcoli di convenienza.

Possiamo tuttavia affermare, in forma del tutto generale e quindi da non prendere assolutamente come parametro assoluto, che la ristrutturazione costa mediamente il 10% in più rispetto alla costruzione. Lo affermo in base all’esperienza di costruzioni e ristrutturazione che ho condotto negli ultimi dieci anni e al confronto che ho avuto con altri immobiliaristi.

Per esempio nell’Italia settentrionale, in molte zone della provincia, realizzare un immobile, dall’acquisto del terreno fino al termine, costa 300€ al metro cubo fuori terra, comprendendo anche la realizzazione dell’interrato. Ristrutturare costa 330€ al metro cubo. In pratica, la presenza di un edificio antico su un terreno è generalmente uno svantaggio per chi intende perseguire un business immobiliare. Generalmente, altre volte invece le specifiche condizioni dell’immobile lo rendono un vantaggio. Ma queste valutazioni tengono conto solo dell’aspetto economico.

Personalmente io ritengo che la costruzione di nuovi immobili, nella grande maggioranza dei luoghi del nostro Bel Paese, o ex Bel paese, non sia un’azione corretta nei confronti della collettività.

Negli ultimi 50 anni abbiamo creato delle periferie mostruose necessarie all’urbanizzazione, processo anch’esso mostruoso. Abbiamo devastato le coste “addobbandole” con una serie interminabile di palazzine dallo stile privo di nome. Abbiamo costruito fino all’interno della Valle dei Templi.

Forse è arrivato il momento di mettersi una mano sulla coscienza e smettere di considerare quel 10% di convenienza che sta brutalizzando il nostro Bel Paese. Il programma necessario per i prossimi anni è molto semplice:

Ristrutturare tutto ciò che possiede un valore storico e artistico;

Ristrutturare e cambiare lo stile degli immobili che sono solidi nella struttura ma non presentano nessuno stile (la maggior parte degli immobili italiani);

Abbattere gli immobili fatiscenti e anche quelli che sembrano solidi ma non lo sono (Come molti immobili de L’Aquila). Costruire al loro posto edifici ad alta qualità e caratterizzati da uno stile specifico omogeneo al luogo di costruzione. Creare temi che caratterizzino i luoghi in base alla loro tipicità culturale;

Abbattere senza ricostruire gli immobili che hanno invaso aree d’interesse storico, artistico, turistico, paesaggistico, o che comunque non rispettano i principi dell’urbanistica e del bello in genere;

Abbattere senza ricostruire le aree industriali dismesse e quelle costruite e mai impiegate;

Infine costruire nuovi immobili solo dove è strettamente necessario.

In questo programma sta la vera convenienza, nel creare anche con gli immobili una nazione più civile che ritorni a essere un vero Bel Paese dall’irresistibile fascino e richiamo turistico.

A cura di Daniele Zagami

Autore di “Edificare Immobili”

Come accrescere la leadership tramite la competenza

Febbraio 5th, 2010

Scrivo questo post per affrontare un concetto chiave, a mio avviso, nella gestione del ruolo direttivo: la competenza.

Wikipedia cita: “In generale il termine competenza indica la capacità degli individui di combinare, in modo autonomo, tacitamente o esplicitamente e in un contesto particolare, i diversi elementi delle conoscenze e delle abilità che possiedono. D’altra parte una definizione precisa del concetto di competenza è assai ardua da stabilire, in quanto questa nozione presenta molte sfaccettature, ed il termine racchiude diversi significati, secondo il contesto e la cultura in cui viene utilizzata.”

Oggi, nel mercato globale, il successo di alcune aziende è basato principalmente sulle competenze delle persone e questa caratteristica rappresenta la conseguenza pratica del principio secondo il quale sono le risorse umane che determinano il successo di una organizzazione. Credo che su questa affermazione ci sia una condivisione generale.

Orbene, ho avuto modo di verificare che sul lavoro, esistono due modelli di competenze:

  1. Le competenze necessarie per eseguire al meglio un determinato lavoro. In questo modello rientrano le caratteristiche della persona correlate alla sua conoscenza e capacità.
  2. Le competenze che separano le persone eccellenti dalle persone che rientrano nella media. In questo secondo modello le competenze sono correlate a delle prestazioni elevate che scaturiscono da motivazione, atteggiamenti e valori personali.

Per meglio spiegare i due modelli vorrei paragonarli entrambi a un iceberg. Mentre le competenze del primo modello possono essere paragonate alla parte dell’iceberg che emerge dall’acqua, e quindi sono visibili, misurabili e sviluppabili tramite la formazione, quelle del secondo modello rappresentano la parte sommersa non visibile e quindi più difficile da misurare.

Le competenze di una persona sono quindi la combinazione delle sue risorse individuali e del contesto in cui essa opera. In altre parole, a mio avviso, sono il saper agire e il saper fare in una data situazione. È in queste situazioni, nel momento che la persona competente è in grado di fare, di mettere in atto azioni pertinenti alla situazione che la sua leadership può incrementare. Ovviamente, non è solo la competenza che fa di una persona un leader.

Detto ciò, vorrei soffermarmi a considerare la competenza come elemento professionale di un ruolo direttivo. Chi non si è trovato almeno una volta di fronte a un manager che non aveva la competenza per sostenere una situazione critica? Che fine ha fatto la sua leadership in questo contesto? E’ aumentata o diminuita?

La persona che ha un ruolo direttivo e di leadership deve avere la competenza, le conoscenze e le capacità che identificano le sue risorse personali:

  • conoscenze di base per comprendere un contesto, un problema;
  • conoscenze specifiche dell’ambiente professionale in cui lavora;
  • conoscenze necessarie per descrivere “come si deve fare”;
  • conoscenze per “saper fare”;
  • capacità relazionali di cooperare con gli altri;
  • caratteristiche personali quali: motivazione, spirito di iniziativa, forza, determinazione……

E’ grazie a tutti questi elementi che una persona è in grado di esprimere comportamenti competenti e di conseguenza accrescere la sua leadership.

Grazie per il commento che vorrai lasciarmi!

A cura di Chiarissimo Colacci
Autore di “L’Impresa Efficiente”“Il Team Vincente”

Come evitare attività fisiche rischiose in gravidanza

Febbraio 4th, 2010

Già mentre è in pancia, il mondo passa ad agire sul bambino filtrato dal corpo e della psiche della mamma. Ricordatevelo: siete uno scrigno per il vostro bambino. Avete la responsabilità di mantenere, nei nove mesi, questo scrigno nella migliore condizione possibile.

Nonostante il parere ultimo spetti al medico e all’assenso del ginecologo, una volta deciso se continuare a svolgere fitness dopo il concepimento, sappiate che alcuni sport sono da non fare e alcune cose sono estremamente rischiose settimana per settimana della gravidanza e pertanto risultano da evitare.

In generale le attività controindicate in gravidanza hanno queste caratteristiche:
richiedono sforzi bruschi,
comportano rischio di cadute e infortunio,
richiedono contrazioni dei muscoli addominali.

Per quanto riguarda l’intensità è da evitare ogni impegno agonistico (nonostante esistano notevoli eccezioni tra le campionesse e l’utilizzo dell’assetto ormonale della gestazione fosse addirittura una pratica doping per migliorare la resa delle atlete dell’ex Blocco Sovietico). La gravidanza non è il momento per cercare un record o strafare, a qualsiasi livello.

Rischiate di farvi più male perché siete più pesanti, il baricentro si sposta, i legamenti sono più lassi e tutto sommato non avete un ottimo equilibrio.

Vi scrivo una lista degli sport da evitare:

Bungee jumping
Ciclismo
Equitazione
Ginnastica (ginnastica aerobica ad alto impatto)
Hockey sul ghiaccio
Interval Training
Mountain bike
Pattinaggio sul ghiaccio
Pallavolo
Pallacanestro
Rampicata su roccia
River rafting
Scatti di velocità (“sprint”)
Sci
Sci d’acqua
Skydiving
Snow board
Sport ad alto impatto
Tennis
Immersioni*
Tuffi

La lista è soltanto un esempio e dovrebbe servire a rendere l’idea. Non è certamente esaustiva e, alle volte, il concetto di pericoloso è davvero molto relativo da persona a persona.

Per quanto riguarda gli sport che potete svolgere e come svolgerli vi consiglio l’approfondimento nel mio e-book “Mamme in forma”.

Se sei all’inizio della gestazione o la progetti, animata dal desiderio di gravidanza e maternità, e vuoi sapere le cose da evitare da subito puoi scaricare GRATIS il primo capitolo che illustra il segreto da applicare immediatamente per essere in forma prima, durante e dopo!

A cura di Rossella Pruneti
Autrice di “Mamme in Forma”

Investire nel mattone: è veramente conveniente?

Febbraio 3rd, 2010

Mi chiamo Daniele Zagami, di professione sono un immobiliarista e sto per pubblicare un ebook edito da Bruno Editore, “Edificare immobili”, che sarà disponibile dal 27 gennaio. Voglio presentarmi ed esordire in questo blog con un messaggio volutamente polemico: è veramente conveniente investire nel mattone? E soprattutto, conveniente per chi? Forse per chi vende? In molti casi nemmeno per quest’ultimo.

Trovate che sia uno strano esordio per uno che sta per pubblicare un ebook che dovrebbe insegnare a guadagnare commerciando, costruendo e ristrutturando immobili? E invece non lo è, perché il punto focale del settore edile nel 2010 è proprio questo: conviene? E la risposta onesta è: dipende.

Dipende da cosa si compera, se per investire intendiamo semplicemente acquistare la prima casa.
Dipende da cosa si costruisce, dove lo si costruisce e soprattutto come lo si costruisce, se per investire intendiamo intraprendere la strada dell’immobiliarista. Dipende, in una sola parola, dalla qualità dell’oggetto che s’intende acquistare o creare. La qualità deve essere l’ambizione dell’acquirente e del costruttore.

Ma come si ottiene la qualità? Come si capisce quando un oggetto è un oggetto ad alto contenuto di qualità?
C’è un solo modo per comprendere la qualità: la formazione. Ecco perché “Edificare immobili”.

L’edilizia non è una materia teorica.
L’edilizia non è alta finanza.
L’edilizia non è una formula matematica che permette di guadagnare.
L’edilizia è una materia estremamente pratica; il suo luogo non è la lavagna di un’aula, è il cantiere.
L’edilizia è fatta di idee che devono migliorare il nostro modo di vivere.
L’edilizia è fatta di tanti oggetti che vanno comprati, mischiati, assemblati: ha un suo aspetto tecnico, meccanico, fisico, chimico.

L’edilizia serve a fare le case, e in quelle case, alla fine, ci abitiamo noi. Con “Edificare immobili” io propongo un percorso formativo che dà quegli strumenti necessari a poter operare in edilizia secondo la qualità.
Intendo fornire una formazione indispensabile a coloro che vogliono operare per guadagnare, perché l’improvvisazione nel 2010 non produrrà nessun guadagno in questo settore. Mi rivolgo inoltre a tutti coloro che vogliono comprare casa districandosi in un settore difficile, complesso e spesso insidioso ma con un’arma forte in più.

E oltre a tutto questo, “Edificare immobili” vuole essere un’esortazione a premiare la buona edilizia, a preferire i quartieri composti da edifici diversificati, a comprendere l’importanza del ristrutturare, a concepire il bello come elemento fondamentale delle nostre abitazioni.

A cura di Daniele Zagami

Autore di “Edificare Immobili”

Come giocare il poker sportivo

Febbraio 2nd, 2010

Spietati bari che imbrogliano il pollo di turno, persone che si rovinano al tavolo da gioco… certo che il poker non ha mai goduto di una buona fama e forse una volta era anche giustificata. Oggi invece molti dei pregiudizi che girano intorno al poker non hanno più senso di esistere.

Oggi il poker non è più sinonimo di gioco d’azzardo, di sale fumose, pistole sotto il tavolo e alcool a gogò. Al contrario di qualche anno fa il poker non può più nemmeno essere trattato come un gioco di elite da giocare solo nei casinò. Grazie ai tornei su internet, che possono essere anche gratuiti, ormai il poker è diventato un hobby alla portata di tutti. Se consideriamo anche le luci scintillanti dei programmi televisivi dedicati al poker è evidente che sta assumendo connotati completamente diversi da quelli passati.

Ormai il poker non può più nemmeno essere inteso come un gioco d’azzardo, come la stessa legge italiana ha recentemente riconosciuto, ma bensì come un gioco di abilità e proprio per questo è diventato una disciplina sportiva con tornei e campionati svolti in tutto il mondo e con i propri campioni.

Se infatti in una prima fase sono stati sportivi famosi come i calciatori Brolin e Dhorasoo o come i super campioni Phelps e Becker a trascinare verso la popolarità il mondo del Texas Hold’em sfruttando al massimo la loro grande personalità oggi, grazie anche alle seguitissime trasmissioni televisive, cominciano ad essere conosciuti anche i veri campioni come Daniel Negreanu e Jennifer Barman o gli italiani Dario Alioto e Max Pescatori.

E siamo soltanto agli inizi.Scommettiamo che nei prossimi anni le vere star televisive saranno i campioni del Texas Hold’em? E se tu fossi uno di loro?

Ma come ogni altra attività anche diventare un buon giocatore di Texas Hold’em non è frutto del caso. Bisogna studiare tanto per capire come sfruttare al meglio le tue carte, come calcolare la probabilità di successo di una mano, come giocare in funzione della posizione, come capire la psicologia dei giocatori.

Di tutto questo si parla in Poker Vincente un vero e proprio manuale studiato per portare qualsiasi giocatore anche dilettante ad un livello di gioco vincente.

Qualche piccolo consiglio potete trovarlo anche nel blog che ho dedicato al Texas Hold’em e nella relativa pagina facebook. Come diceva Matt Damon nel film “Il giocatore” : «Se dopo mezz’ora non hai ancora capito chi è il pollo, allora il pollo sei tu». Non vorrai mica farti spennare?

A cura di Massimo Di Renzo

Autore di “Poker Vincente” e “Le 7 regole della Felicità”